Iride di jeans

- E sapevi
che cercavo
un bottone di fiducia -
Perché conosci di me
qualcosa che nascondo goffamente
quando indosso un sorriso,
più di quel che paleso nel nudo capriccio.
Della fine dei miei vent’anni
un’infantile sindrome dell’abbandono,
in tasche di pantaloni lisi.
Una curiosa ricerca
di cerniere genetiche.
Aprire e chiudere languidi verbi
di cose che ho avuto
e altre che non sono state.
Illusione di completezza,
protezione,
calore
a colmare con rammendi
lacune di un futuro ormai sbiadito.
Del tuo cucire il tempo
la mia iride di jeans
sfuggita al tatto.
Ruvida amarezza
di sguardi dimenticati.
E adesso rimane
il respiro strappato
di questi giorni.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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