Una favola capovolta
Scalpitava la fanciulla
col suo passo leggero
e la testa sbrigliata
Orge, droga e vino
per emozioni
sempre più impellenti,
forti come il dolore vero
quando diventa uragano
Arrivò il sonno profondo
e il cibo asfissiante
Arrivò come una belva
La Solitudine
Nessuno seppe tirarla
fuori da quel viaggio
visse accerchiata dai suoi mostri
sbriciolata dai fantasmi della mente
Ora è qui, su un gradino,
piccola
stremata
a sognare ancora come volare
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Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa4 aprile 2014
una poesia molto interessante, un viaggio fra i sogni perduti... mi ha molto colpito. B r a v a
Giuseppe Fulco4 aprile 2014
Ritmi brevi e scalpitanti ma nello stesso tempo avvolgenti! Ottima scelta musicale. Mi coinvolge!!! Chissà perchè... Molto piaciuta!!! Complimenti

