Quel mesto canto

E ancor più muto
si propaga il pianto
in quel dì sortito
senza briciolo di speme...
è un mesto canto
che dall’alma preme
e si disperde al vento,
scevro di tono e forza
aleggia
e senza trovar riscontro spiaggia
perché caparbio
non s’ode più
chi possedeva un infinito garbo.
E vieppiù dilaga e strazia...
erpice che rivolta senza grazia
dilania e artiglia
nel dissodar inutile di zolle...
terra che riarsa e priva d’accorta semina
giammai germoglia
e rorida d’amare lacrime
zizzania e ortiche germina.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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V
Vincenzo Patierno11 aprile 2014
Solo l'Io è capace di percepire il pianto dell'anima e poter comprendere le sue lacrime
