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Introspezione 10 aprile 2014 · lettura 1 min · 3099 letture

Quel mesto canto

Vivì 674 poesie pubblicate
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E ancor più muto si propaga il pianto in quel dì sortito senza briciolo di speme... è un mesto canto che dall’alma preme e si disperde al vento, scevro di tono e forza aleggia e senza trovar riscontro spiaggia perché caparbio non s’ode più chi possedeva un infinito garbo. E vieppiù dilaga e strazia... erpice che rivolta senza grazia dilania e artiglia nel dissodar inutile di zolle... terra che riarsa e priva d’accorta semina giammai germoglia e rorida d’amare lacrime zizzania e ortiche germina.
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L'autore
Vivì

Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto

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Commenti (1)

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Vincenzo Patierno11 aprile 2014

Solo l'Io è capace di percepire il pianto dell'anima e poter comprendere le sue lacrime