Verso il soave dischiudersi di un segreto

Il tuo volto apre le mie cosce
e un risolino trasalisce.
Non credevo che i tuoi morsi fossero talmente selvaggi
e i tuoi baci talmente amabili.
Eppure è qualcosa che mi torna in mente,
nascendo dal ventre, passando per la gola.
Le tue dita sinuose, a due,
sembrano già conoscere il mio umido tepore.
Mi guardi negli occhi con i tuoi occhi limpidi
e il tempo si ferma.
Ma la tua invadenza incalza
e sento me liquida scenderti tra le mani.
Il tuo naso importante appoggiato sul mio liscio monte,
il respiro caldo che si fa vapore
e si confonde con l’odore di camomilla.
Cosa c’è di più sublime e puro
dell’averti in me?
Ti avevo immaginato,
ma deglutivo imbarazzata
soltanto nel saperti a pochi passi.
Siamo corpo ed emozioni:
il tuo collo lungo e si fa notte,
i miei piccoli seni e si fa mattina.
Allora delle tue gambe atletiche
faccio una passeggiata nei meandri primordiali del ricordo
per mostrarti quanto io ti brami da sempre.
E ti tengo sulla lingua come sapore fresco
mai assaggiato prima.
Mentre il tuo duro e lento avanzare
fa sobbalzare le pareti rosa mistero.
E m’immobilizza il tuo rigido sostarmi dentro
che ci rende eterni.
Così mugolii di note a tempo, intonate e sincroniche
mi avvicinano all’orizzonte.
Perché sai che le tue spalle mi commuovono,
se penso che in un tempo ancestrale
ti avevo già stretto.
E adesso sei qui e urlo per quanto ti voglio,
come premio felice della vita.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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