Testamento
Luciano Tarabella
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Doppo che sarò morto nell'ospizio
(ir più tardi possibile si spera!)
ar mondo lascerò la mi dentiera
e bollette arretrate in vitalizio.
Siccome un ciò mai avuto vér giudizio
che porta i furbi a tramutà bandiera
e li fa corre tutti a precipizio
verso i conti- correnti o la galera,
pubbrìate, a rimessa, ogni mi verzo
rimasto in fondo a quarche taccuino
che, con impegno, scrissi a tempo perzo.
Un vargano una sega di siùro
ma li lascio a colei che sur Pontino( 1)
una notte escramò: - Come l'hai duro! -
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L'autore
Luciano Tarabella
Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (2)
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Francesco Rossi12 aprile 2014
Molto bello questo sonetto. L'originalità e lo spirito giocoso dei Livornesi si fa sentire in tutta bellezza in questa poesia.
Franca Donà astrofelia12 aprile 2014
Originale rima dialettale che, con una nota di malizia, unisce una triste realtà al dissacrante umorismo . Piaciutissima!


