Sotto la pergola acerba

Deglutiva imbarazzo
nell’odore di foglie e cucinato.
Ingoiavi inutilità,
sotto la pergola acerba.
E le sedevi accanto,
di tanto in tanto.
E ti alzavi,
di tanto in tanto,
in cerca di un argomento di tuo gusto.
La gente era troppa per i suoi gusti,
quella sera.
Dopo un pomeriggio a tritare parole futili.
Lei troppo lontana,
lei troppo timida,
sedeva davanti a te,
per qualche istante.
Aveva dinanzi le tue gambe.
I presenti,
come un vortice,
ti ruotavano attorno.
Eri l’eroe,
eri il protagonista.
E te ne fregavi,
ma volevi convincerla a credere
che c’era nei loro occhi dell’affetto sincero.
Lei esclusa per metà,
esclusa per intero,
anche se il tuo sguardo la legava.
Forse soltanto
per quel senso innato
di responsabilità.
Emozioni che s’intirizzivano
nei preparativi della cena.
Ed era d’estate,
ma le sue mani raggelavano
al tocco dell’acqua della fontana in pietra.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
mario calzolaro19 aprile 2014
un componimento denso di emozioni... merita lettura. Apprezzabile.
alarico bernardi4 giugno 2014
Versi acerbi, come la pergola, pronti addolcire l'anima.


