E pensare che Ei fu
Filippo Ferrari
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E vidi rimasti di nefasta gloria, al sospirar lungo cammino,
tra le stelle tramontavo in un amaro destino.
Al volgere le parole un lungo sguardo si affacciava,
su quel vestito di bianca seta, che in me rimirava,
di effabile essenza, sapor di rugiada.
Tutto è destino, segnato in me dal cuor tuo,
che si esprime leggiadro e cristallino.
Al volgerti quelle parole che per me eran volgari,
segnato da ignobili frasi, che scuotevan l'esser mio.
Tutto in me palpitava,
come la neve si scioglie al tuo splendor,
l'ombra di un cavallo di queste scie le cavalcava,
come ancor la tua presenza le segnava.
Levigato sentimento di diaspro,
fatto di polvere e lacrima fina,
che cade sul selciato come pioggia e brina,
no...
tu non hai avuto tempo per pensare,
sei stata lasciata sola a cercare,
sulle orme di questo evento,
che per quello che ho detto,
ti prego di perdonare.
La voce era affranta in me...
l'ho scordata..., nelle note...
e le uniche rimaste,
eran Sole e Rose fatte di corallo,
in quel mare degli occhi miei,
pieni di cristallo,
bruciate dall'indegno desiderio,
di usarle ancora...
per vederti nell'aurora.
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