Gospel canto d'origine
elena rapisa
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Patirono la schiavitù imposta
perché violenza è d'uso all'invasore.
Uomini in catene alzaron grida,
l'angoscia si fece prece e canto
per ricordare libertà perduta.
Infissa nel cuore a primitiva impronta
indugia la vastità del dissolto mondo.
Indifesi tollerano lo svendere
dell'anima e del corpo,
ennesimo olocausto condonato
da ascrivere all'umana avidità.
Fratello, l'essere nato sotto altro sole
non ti fu perdonato
e mani lorde che al presente
ancora ti ricusano, tentano di mondare
tracce d'antico e nuovo sangue.
Solo la voce è libera e s'innalza,
accorato canto vellutato
rinnovando speranza a conferma di un Dio
nel quale ancor confidi.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Francesco Rossi30 aprile 2014
La voce libera è una conquista dell'uomo e della donna che hanno lottato per la libertà.

