La grata spoglia del glicine

Penduli a cono
i suoi pensieri.
S’avviluppavano a te,
sostegno immortale e solido.
In senso antiorario,
come la fiducia.
Un’infiltrazione d’aprile,
nella mobilità dell’inconscio.
Incredibile occluderne
ogni spiraglio indifeso.
E diveniva
una pioggia di blu
e occhi.
Perché è di vaga speranza
che si nutre l’intensità della vita.
Nonostante cercasse di resistere
alla sua stessa fragilità,
nonostante tutto.
Contro il tuo saldarti attorno
alle braccia,
ai suoi respiri.
Gioco o profumo della specie
“almeno una volta”.
E sul balcone
vibrava l’ombra a rombi
della grata spoglia del glicine.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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