Quel far fanciullo

Foriero d'immane sciagura
si snodava
l'asfalto che argenteo e ostile
proseguiva
e che viscido di pioggia
ti fu fatale.
In quell'infausto istante
s'oscurò il mio firmamento
perché in frantumi
spense una stella lucente.
Solo di te piango ancor l'ammanco...
solo di te pesa quel vuoto immane
che mai si colma,
solo per te io chiesi tregua al pianto...
tu che mi facesti dono d'un dono immenso
e mi accogliesti tenera al tuo petto
...greve come piombo
volge il pensiero indietro.
Sentor che di te aleggia, resiste al tempo
e ancora avvolge
nostalgica e ancestrale emozione
che freme e si rivolta nel suo sudario...
Che rimane di te? Nulla per le genti,
solo un nome ignoto tra le tante croci,
ma in me è inciso a fuoco
il dramma
insieme al vocabolo che sussurrato
donerebbe pace...
Mamma, di te il ricordo del tuo sorriso giace
e memore lambente torna da quel limbo
e culla
con quell'innato agir fanciullo
e quel giulivo canto...
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Freawaru6 maggio 2014
Versi che non lasciano indifferenti il lettore - dolore e grande amore e i fatti luttuosi, ancor di più se tragici, lasciano per sempre il segno. Letta con grande commozione, versi molto toccanti!

