L'orgoglio

Chedè che coce er sangue nelle vene,
che c'iattanaia li sensi,
tanto da senticce inconsistenti.
Chedè que respiraccio
strappato co fatica da li pormoni,
che d'un tratto ce risale
come n'orda de sarmoni,
le correnti de n'orgoglio
sempre in piena.
Que respiraccio barbuziente,
che te parte dalle riva della schina,
fino a quanno trova sfogo
sulle sponne delli denti,
dove fila de serpenti
digrignano velena.
Sei creatura de na madre sempre in pena,
che se spaccia pe saggezza,
ma cresciuto troppo in fretta
sei l'orgoglio.
E neppure si te strillo ad arta voce,
tu c'iai sonno,
ma se nascheno problemi
sulla strada della vita,
tu li guidi a luci spente,
pe fermatte solo quanno
te ravvedi della mente.
©
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L'autore
Argo
Capii di amare l'espressione poetica sin dalle scuole elementari, la mia prima poesia fu a tema sul volo degli uccelli, e come per incanto il loro librarsi spaziò in me, volando nel cielo sconfinato della mia anima. E fu così che compresi come in tutti noi è racchiuso qualcosa di unico, una sorgente ispiratrice ines
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