Cavaliere errante

Così se ne va... se ne va...
il cavaliere errante
che vessillo più non ha
e che per mari e monti
smarrirà
financo la ragione...
così se ne va... se ne va
quel tempo del giostrare
senza il pensiero di pagar tenzone...
Dolce il labaro
finora pavesato
lieve da portare
e gagliardo nel garrire
ma il vento tempostoso
gli ha lacerato
e ora insegne più non ha...
per chi duellerà ancor quel cavaliere
se scende il gelo e gli attanaglia il cuore
e a brandelli si trascina tetro persin l'umore
...così che mesto se ne va
e il ricordo della donzella
e del torneo lo tormenterà...
Sarà giusto quel ch' è fatto
candido guerriero?
Ma a furia di cavalcare
divien ronzino anche un destriero
mentre il susseguir d'istanti
scalpita in quel regno
che tale più non sembra e porta tormento.
Ma quanto è salato il pegno
da pagare
se ora anche quel regno
piange il suo sovrano...
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Azar Rudif8 dicembre 2014
I cavalieri erranti non hanno terre o altro, ma hanno diritto solo alle loro armi, ad un cavallo ed alla ricerca di un ideale che manca alla loro anima. Il loro errare per terre è in realtà un errare delal loro anima. Il loro non avere nulla serviva a non attaccarsi a nulla di materiale e di vivere solo di cose spirituali. Versi che leggo come un tributo a questa categoria di cavalieri.

