Amarezza
fausto di pasquale
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Occhi stanchi
ferite sanguinanti
trascino il mio corpo
come fosse martirio.
Passo dopo passo
rubo il silenzio
al giorno che dorme e
mute labbra
assaporano il tempo.
A fatica trascino
le mie contraddizioni
paura dell'incerto
ansia per non saper amare,
di non voler donare
il cuore mio.
Osservo i fantasmi
che seguono le mie orme
spiaggia umida
di cielo intrappolato
nubi che non lasciano scie
amarezza che riempie l'aria.
L'alba mi sorride
non lacrime ma
gocce di rugiada solcano
il mio viso,
a capo chino
canto i miei versi.
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L'autore
fausto di pasquale
Commenti (1)
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Angela Schembri3 aprile 2016
Profondi e bei versi nati da una introspezione dell'anima e scritti con il cuore con un tono d'amarezza. Il poeta si sofferma a riflettere sull'incapacità di voler ancora amare e fantasmi di ricordi lo inseguono in un presente che non lascia orme. Ecco emergere, infine, parole di speranza quando nell'affidarsi al nuovo giorno che nasce, le amare lacrime cederanno il posto a fresche gocce di rugiada. Coinvolgente lettura, bella lirica ben stilata ed intrisa di sentimenti ed emozioni. I miei complimenti!

