Eppur s'adagia

Nulla è per sempre
urla
lo scorrer impetuoso del tempo
mentre inebetita rinvango
nella fucina dei ricordi,
e non da' scampo
quel galoppar infame
nè tantomeno può lenir
l'amaro il pianto.
Ed è gelo che sulla pelle striscia
e incombe
viscida come una biscia,
necrosi per un cuor che smette
di bisbigliar la vita.
Eppur s'adagia...
lieve come carezza
quel sapido sentor
di partenopea brezza
e soave spira
come in un'oasi nel deserto
alleviando l'angustia,
anche se a sfumar in oblio
non basta...
Strascico d'amara malattia
ancor diffonde,
ma forse ancor mi sarà amico
quel domani
che stempererà ogni malinconia
in quel mar che disilluso attende...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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