Condannata allo scherno dal cor ei suoi moti fatali

Sono nata quercia d'inverno,
lame brinate i miei rami,
son stata condannata allo scherno
dal mio cor ei suoi moti fatali.
La mia voce è tintinnio di metalli
ogni qual volta l'occhio straripa
e le mie ciglia, fili di ruggine,
mi riducono in misera fuliggine.
Ma anch'io ho palpito di carne,
tra le arcuate grinfie di costole
che vengon affilate dall'astio
d'un omofobo accecato dal suo dio.
La diversità non ha volto,
l'ha invece il mio scheletro
che conforme è al ciliegio,
come m'è fratello il frassino e l'olmo.
Ed io differisco forse per la corteccia,
o per le radici, il frutto
non disprezzarmi se non siam affini in tutto
poiché son saffica ed amo una quercia.
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L'autore
Elizabeth Nightley
Eccomi. Sono una ragazza qualsiasi, nata un giorno qualsiasi (con molti nove), che trascorre una vita qualsiasi e tra questi qualsiasi-qualsiasi-qualsiasi senza fine, a volte spunta una poesia. Anche quella qualsiasi, certo, ma le poesie hanno un quel qualcosa in più che c'è e basta e nonostante cerchi di capire il pe
Commenti (1)
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Massimiliano Moresco18 maggio 2014
Trovo apprezzabile sia il contenuto sia lo stile. Molta bella ed efficace la similitudine dell'essere umano con gli alberi. Effettivamente sotto quella corteccia siamo tutti uguali, tutti con la stessa esigenza d'amare il prossimo.
