Talvolta

Hai sguardo algido e lontano, talvolta
e non intuisco la tua direzione.
Non so quali aurore luminose abbiamo guardato insieme,
quale sia stato l’inizio sommesso e poi lo sfolgorio.
Ma conosco le notti che risalgono le strade deserte,
i lampioni che lottano contro la luna
e il gatto rosso, insonne nel cortile.
Di questi miei momenti,
da quel giorno che non ho saputo scandire “non andare”,
al di qua del davanzale.
Perché a volte il silenzio
è soltanto silenzio
che non nasconde spiegazioni.
Allora smetti di bisbigliare parole
delle quali dovrai correggere poco dopo il tiro.
E lasciami in zona neutrale,
tra la nebulosa di Orione
e il mantello terrestre.
Quando vuoi spingermi in infiniti spazi
che tracci con mani garbate,
tanto da impedirmi di riconoscere parti della mia stessa anima.
Sei radice di un desiderio patologico
che è penetrato come la vita,
più intenso del bene e del male.
E io ti vorrei dire...
Finalmente si è schiuso il disincanto,
so che sei oltre la ragione.
Anche adesso che chiudi il discorso
con un “che cosa importa?!”
implicito in quel tuo andare via.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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