Se
È solo un segnale di rumore in fondo
una flessione sorda di cobalto
e mi chiedo quando giungerà
l'alba, in fuga dai miasmi del mare
e se -come il mare- la mia pena
sarà l'argine informe.
Se cadrò di nuovo
tra le braccia d'una notte infame
parlerò alla croce spoglia
che due mesi non passano
più di una volta. Chiedo un centesimo o forse due
più di un quarto di metro, senza camici bianchi
e poi una camera per disegnarci dei gufi
Che mi risponda perché la morte
a volte si sfama da sé, divora le settimane. Se poi il ciclo ritorna
e il coraggio si scorda.
Mi dica anche se il dopo passa
quando è lì che si consumano i sassi
e non ci rimane che un po' di deserto
Sarà perché ci sopravvivono le lapidi
i colonnati, le ridondanze degli archi
e pure le sale da parto;
un pianto annunciato
un silenzio che mi spinge sempre più giù.
©
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L'autore
Dyleng
Non mi piacciono le biografie e nemmeno i social network. Non credo al diritto d'autore quindi se volete copiate ogni singolo verso dei miei scritti. La modestia non mi appartiene, poeticamente parlando ma per qualsiasi appunto o critica siete ben voluti sempre e comunque. Adoro parlare con persone curiose e intellet
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