Come un rovello

Oltre quei vetri appannati
il mondo appare irreale...
gocciano quei tonfi attutiti
deformando ogni visuale.
All'unisono persin un palpito
rimbomba
e di bisbigli contrari
si colma quel cuore in ombra...
a fondo arpiona
il disumano rovello,
strascico irriducibile
che s'insinua nel cervello,
gelo che propaga
in un crescendo e plagia...
stendendo quel velo cupo che distorce
assai malvagio.
Stanno costretti in trincea
i buoni concetti,
filo spinato che assilla
e l'idee sobilla...
e così che ghigno
m'appare
quel sorriso che irrompe
da ogni dove,
e assedia con perfidia e scherno
pari a un rozzo angelo
asceso dall'Averno
che rammenta il precipitar
d'eventi
a chi a pugni chiusi e per nulla pronto,
raggelò spengendosi
in un abisso di silenzio...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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