Senza Dio
Sedeva tra le ombre
col suo nome in grembo.
Lui era...
Chi era?
Osservava intorno e sorrideva
e poi parlava, parlava, parlava...
le sue sporche mani
erano già in quel luogo
A lei non disse niente
e continuò a sorridere
Rivisse gli squisiti attimi passati
nell’agonia di quel malsano giorno
ma godette,
godette al ricordo di questi
e voleva il silenzio dalla bocca serrata di lei.
Arrivarono poi, all’ora strana
con le ombre accanto a quei sorrisi di plastica
le gambe tremavano ai pensieri
gli echi nel vento erano cavallette roteanti,
bruciavano
ardevano gli occhi
tra le ombre del male,
era Natale...
lui aveva chiesto un modesto sorriso,
da quella stanza artificiale
era arrivato per lui il momento.
Punito,
era il suo ultimo sorriso
senza Dio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Apache30 maggio 2007
inquetante... molto inquetante... ma se ho ben recepito... non cè morte che estingue tale reato.
M
Maurizio Casaril30 maggio 2007
più che una poesia sembra una riflessione, piccola critica personale, io avrei sunto di più.
