Settimino
Rapisco questa sera imperfetta
di sete, ruggine e luci languide
una calma preziosa
che ascoltando oltre i suoni
sente ululare la civetta
Un residuo di incoscenza
tra le dita e i passi, quella mattonella
una partita a ramino
io, Francesco e il suo arlecchino
Inchiostro, il petrolio dei miei occhi volubili
la sostanza che il sonno genera e scompare,
perché un albero può essere ciò che vuoi
o l'albero che volevo essere
E chi sono consapevolezza?
follia, forza o cabaret
amo fortemente l'idea
o c'è del sangue sotto le unghie?
Una frenata improvvisa
un'estate che vorrei già finita
le pagine bianche da riempire
le debolezze da incorniciare
per una notte da non svegliare mai
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