"Addio, sonetto!"
Col sacco sulle spalle va il sonetto,
stanco di star da secoli quaggiù.
Or che di lui non c'è più alcun rispetto,
percorrer vuol sentieri di lassù.
Non può più sopportar l'uso scorretto
di sé, ché non è più quello che fu;
è come se gli han lacerato il petto
e rimanere qui non vuole più.
Gli dico: "Dove vai, amico mio?".
Lui mi risponde: "Proprio non lo so!
Ora che la poesia ha un nuovo avvio,
la strada della gloria seguirò;
vado lassù, perché mi chiama Dio!".
"Addio, sonetto! Non ti scorderò!".
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Commenti (1)
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Vaibhava das Vito Parisi26 febbraio 2016
Pure io credo, il sonetto, sia salito alle cerchie alte, in moto al firmamento; ascende il verso, se ha un divino accento, e chiosa i degni, a un trascendente rito.
