N'è saturo l'etere
elena rapisa
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Stanno in agguato in gola le parole
ancora senza voce
e sono sempre mie o tue
senza conseguenze.
Allor che il labbro le pronuncia
si diffondono sforando altrui coscienze
distribuendo non equamente
felicità o sofferenza.
L'etere se ne impossessa,
le interpreta la mente secondo il suo sentire,
le adatta, le soppesa, le
le ripone, ma non cancella,
ne desume verità o bugia.
Taci dunque, amato mio,
che il tuo labbro escluda voce
coprendo il mio
e ammutolisca il verbo
nel linguaggio universale dell'amore
che non costringe suono
a dar riprova di ciò che il cuore sente e intende
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Francesco Rossi17 giugno 2014
Una poesia straripante di riflessione, è nell'ancestrale che la poressa volge lo sguardo e ricava grane ispirazione per poetare.

