Io sono Nessuno
Quando ritorno all'arenile e siedo,
lanciando dei sassi per tedio;
per me, non vi è altro rimedio:
che d'immaginarmi tutta la tua grazia
e liberamente godere al gioco delle onde.
Cosa s'agita in me?
Soffoca, urla e scalcia,
S'avvolge ai filari della mie quiete,
S'insinua dalla lingua al palato a generar tanta sete,
asciuga la mia bocca, che tace salata?
Dove ti ho conosciuta?
Forse qui all'arenile? Saresti tu la mia Nausica?
Ed io il prode figlio di Laerte?
Fui quindi io: naufrago ed inerme
carni rosse e ferite aperte!
Oppure fui quell'ignavo dal viso pallido,
della cui pelle
il Sole con calma sta facendo fucina?
Possiedo invece l'anima dell'omicidio colposo,
colposo dell'essere
ch'io vivo da sempre oppresso,
trascinando per aride distese: il mio cuore:
superficie nuda dall'incavo vacuo.
Ricercando forse più sesso, me stesso, qualcuno.
Una faccia da Sfinge: che ponga la domanda!
Accettando la risposta: Io sono Nessuno.
Eppure: io amo solo il mare,
vi cerco la mia immagine riflessa.
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