Carrubo
Di quell'albero ramificato in alto
ne ho stretto il fusto.
Come scogli nudi
all'acqua salmastra dell'est,
creste ondose si sollevano
all'incessante sprone della burrasca e
di noci galleggianti al largo
rodono il frutto.
Da levante, le facce del vento che
gonfiano, annegano d'aria e di sabbia
sparuti gabbiani in volo.
Pietre scalfite dal mare,
come un ricordo di giochi
tra ragazzi, nei campi di terra battuti
da passi pesanti e sempreverdi chiome.
Il pescatore solitario tira in secco finte reti e
colma di pesci colorati i piedi suoi,
dove gabbiani stridenti, affondano becchi
al rientro dal viaggio contrario e
trovano fame.
Di ritorno dal giro del mondo
anche l'anima mia si annoda
al tronco legnoso e agli occhi chiusi,
dalle orecchie mie
riconosco
il fragore del mare e lo stridio dei pennuti.
©
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