Carne morta
Carne morta
siediti e guardami.
Al di là degli occhi
c’è la porta
per vedere
il giorno e la sera
di tutta la vita
e del bene fuggito
in una ferita discreta
che miete
nel mio silenzio
solitario e colpito
in cor segreto,
che giace in profondità.
Carne morta
scendi e invocami.
Al di là del corpo
c’è la porta
per seguire
il giusto e il vero
di tutta la vita
e del male punito
in una vetrina nel centro
di un prato incolto
e perso,
che nessuna speranza
gli apre il mondo
bello e più bello
della nostra distanza.
Amore che lasci
la mia sorveglianza.
©
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