"ciao vecchio mio"
e, siamo diventati vecchi amico mio,
la covata del quaranta è in via d'estinzione,
quanti ne siamo rimasti, ben pochi,
quanti si sono persi per la strana via,
la guerra poi ha preso le sue prede,
le malattie i propri prigionieri, e
siamo rimasti io e te,
tu il bello che seduceva ed amava,
io il brutto che ammaliava con il suo sapere,
mi facevi conoscere le fanciulle tue prede
io ti invidiavo ma non lo esternavo per pudicizia,
inventammo il ballo degli ultimi cento giorni
per salutare la scuola ed inventarci il domani. e
li mi presentasti un faccino biondo con le trecce
occhi più grandi del mare azzurro, esile come un bambù,
diventammo per lei nemici, la volevamo entrambi,
lei scelse me forse per pietà o paura della tua bellezza,
la nostra amicizia ebbe fine d'improvviso, d'incanto, ed
ora qui al solito bar davanti al nostro bellissimo mare,
ci raccontiamo le nostre storie fatte di niente e di tutto
tu amabilissimo notaio, io ambulante girovago in cerca di lei
che scomparve in un mattino di settembre come rondine
che torna ai suoi lidi caldi africani lontanissimi e misteriosi, e
siamo diventati vecchi, troppo vecchi,
vedi la scia di nave s'allarga e scompare,
quel gabbiano termina il suo straordinario volo,
cosi come noi che ci addormenteremo soli e stanchi:
ciao vecchio mio.
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Commenti (1)
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carla composto8 luglio 2014
bellissima piena di sentimento e di verità una dedica meravigliosa all'amicizia vera... quel babbian volerà ancora senza limiti di spazio e di tempo
