Trinacria d'amuri
Matilde Marcuzzo
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Bella,
riflettevi fra le polveri del sole i tremori del paese,
le voglie delle maschere afone dai templi
e dall'orecchio di Dionisio.
Girava come uno scolo di lavabo,
la mia fantasia benedetta
da quel fiore di zagara ancora da sbocciare
ed avrei anche parlato nudo per poterlo assaggiare,
un minuto soltanto di preghiere nel suo corsetto.
Pendevano i limoni e lei esulava
tutti i buoni princìpi dal mio corpo,
mentre china sul pozzo, con i sandali roventi,
imprigionava l'acqua del ristoro nelle bocce opache
e con una mano sottile,
si mescolava le punte di sudore tra il collo ed il petto
appena accostato sulle aureole sfacciate di stoffa.
La volevo, e come un assetato millenario
avrei preso una goccia da un suo dito
come punta di spina.
Passava il corteo
ed i vecchi giocavano alle carte consumate,
sotto gli ulivi dei portici scartavetrati di dolore;
sguardi vigili preparavano i colpi
ed in quei giorni mi compativano,
si erano sciolti in me i piombi violenti,
come petali di bocca che adornavano i suoi veli rossi
e che mi impazzivano già, prima dell'alba,
prima che un gallo omertoso cantasse,
prima che una mosca coraggiosa si sacrificasse
fra la frusta di un asino e la Sicilia mia,
pudica di sangue e di vino.
©
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L'autore
Matilde Marcuzzo
Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric
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