Divagación de un confuso pensamiento

Angosto el camino al transitar,
grandes las botas que pisan la yedra,
pequeño el guerrero que observa la vía,
me ojea y me habla entre dientes:
.
-¡Dicen que murió el poema! -
.
Me aferro al centro al trastabillar,
doble es el filo del abismo,
diferente y semejante en su altura;
no caigo, me frustra el paralelo
del desigual que al mío asemeja.
.
Y qué opuestos que somos,
pero libres en la tierra de nadie,
allá, donde los bordes te llaman,
allá, donde el minuto no cuenta.
.
Y me envuelvo en paradojas
al escucharlo hablar
con cifrada ligereza,
y no sé bien si sus heridas son velas
o las lágrimas salinas negras.
.
Pero, ¿quién entiende la agonía
cuando toca su réquiem,
que furtiva se disloca
entre adelfas y malezas?
.
Me aquieto,
lo escucho murmurar
como a un desesperado:
.
-Que me regresen al exilio
entre espuelas y cascabeles;
no soporto el desdén
de quien se cree un poeta.-
.
Agudizo mis sentidos
con mi perplejidad vuelta leña;
ya no sé quién es el loco
o si es mi mente
que le sigue la corriente.
.
En este ir y venir
que corre tras las venas,
me resigno y le pregunto:
.
¿Pero quién murió, el poeta o el poema?
.
Se sonríe y se regresa al camino,
allá, donde el desigual se me asemeja.
.
Divagazione di un confuso pensiero
.
Angusto il sentiero da percorrere,
grandi gli stivali che l’edera calpestano,
piccolo il guerriero che osserva la via,
mi scruta e mi parla tra i denti:
.
-Dicono che il poema è morto!-
.
Mi aggrappo al centro,
vacillando, doppio il taglio dell’abisso,
diverso eppure simile in altezza;
non cado, mi frustra il parallelo
del disuguale che a me somiglia.
.
E siamo così opposti,
ma liberi nella terra di nessuno,
là, dove i bordi ti chiamano,
là, dove il minuto non conta.
.
E mi avvolgo in paradossi
nell’ascoltarlo parlare
con cifrata leggerezza,
e non so più se le sue ferite son candele
o lacrime salmastre e nere.
.
Ma chi comprende l’agonia
quando intona il suo requiem,
che furtiva si disloca
tra oleandri e sterpaglie?
.
Mi acquieto, lo ascolto mormorare
come un disperato:
.
-Che mi riportino in esilio
tra speroni e sonagli!
Non sopporto lo sdegno
di chi si crede poeta.-
.
Acuisco i miei sensi,
la perplessità ormai fatta legna;
non so più chi sia il folle
o se la mia mente
gli tiene il passo.
.
In questo andare e venire
che corre nelle vene,
mi rassegno e gli domando:
.
"Ma chi è morto, il poeta o il poema?"
.
Lui sorride e torna sul sentiero,
là, dove il disuguale a me somiglia.
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L'autore
Arelys Agostini
Arelys Agostini, Italo venezuelana; è una poetessa "dilettante". Le sue poesie sono un viaggio attraverso emozioni crude e speranze tenaci, espresse con un linguaggio che danza tra passione, denuncia, introspezione, e il suo impegno nel denunciare le ingiustizie, senza perdere l’ironia. La natura è spesso presente nel
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