Canto di dolore
elena rapisa
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Ti umiliò il cuore, ne interruppe il battito
Oh, come fu oppressiva quella rude mano.
Non ti chiuse l'occhi, non perse tempo.
Manichino scomposto, le vesti alzate,
predata anima e corpo
mentre il sole ti si spegneva dentro.
Nell'azzardo di vivere
deposta la corazza, ché atavico è il timore
d'essere punita,
senza difesa alle fiamme esposta
queste t'arsero con camuffato amore
ch'era solo aggressiva cupidigia.
E tu, rimanesti intrappolata,
tu e mille come te, diecimila,
vegliate ora dalla morte
che si propose con volto d'uomo
senza possederne virtù.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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