Il monumento dei caduti
Hariseldom
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Sta a Popoli una piazza
come stanno le piazze nei paesi,
sta con il giardino di ferro
e il monumento
sopra il marmo.
A volte i piccioni
volano sopra i soldati,
sporcano gli abiti,
le scarpe
dei militi alteri,
con la loro bandiera
e il loro nulla.
Nessuno guarda il monumento,
son morti quelli della generazione
qualche vecchio ha tiepidi ricordi,
altri osservano la terra
in cerca di soldo
perduto da un passante.
Il fiume Giardino scorre
a pochi passi,
vicino la pesa della dogana;
a cosa servisse
poi quella pesa
non è più scienza
di mortali.
Accanto sta un'edicola
che vendeva giornaletti
quando ero bambino
ora vende la speranza
e l'illusione,
ma è sempre più poca
forse è finita,
come le trote di quel fiume
e i gamberi che avevan tana
sotto bianchi sassi.
Parte dal ponticello
la via per la stazione
dove donne con la valigia in testa
si guadagnavano il pane
in equilibrio
sui ponti di fiumi
un tempo
limpidi e cangianti.
C'è vento a volte
e sollevava gonne un tempo
quando bambini
stupiti dal primo sesso
guardavamo le gambe
di quelle che oggi sono vecchiette
sedute sull'uscio
a rimirar la gente.
Il monumento tace
sa tutto di noi
e quei soldati
morti forse senza una ragione
ci guardano
anche le coppie che li
si son sempre date appuntamento.
E io li vidi una ragazza
a cui mai ebbi coraggio di chieder
quale fosse il nome
e lei lo avrebbe davvero voluto
lo dicevano i suoi occhi.
La villa tace
come a tacere è il tempo
che con il suo vento sale sulla montagna
sino al castello
e dei morti
degli amori
e delle guerre
tutto ora è dipinto
sul cielo
di un paese che si chiama
Popoli e non altrove.
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Hariseldom
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