Resta a mezz'aria la parola "pace"
Anna Maria Scamarda
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Resta a mezz'aria la parola "pace"
quando non puoi non sentire
l'urlo soffocato d'una bimba che giace...
Lì,
su quell'ignominioso letto di morte,
la sua anima
-ignara-
non potrà più librarsi su
per quei cieli d'aquiloni infiniti
e giocare
a intonare note di allodole
e flauti d'angeli vivi,
che accendono il cuore dei giardini fioriti.
Una guerra barbarica
contro Bambine e Donne Indifese.
Un incubo che spegne tutte le stelle...
"Il silenzio uccide la Dignità".
-Recita uno spot pubblicitario-
Non v'è pace senza Giustizia.
E quand'anche vi fosse,
potrebbe mai restituire il canto
a un fiore deturpato dietro un muro di pianto?
Il suo domani,
-forse-
solo un velo nero che trema nel vento...
Perfino la preghiera dei forti
si fa piccina piccina...
Appena un singulto impietrito
che muore
e si perde
insieme al sorriso mutilato dell'Innocenza.
Dove i cannoni tacciono...
e non s'ode neppure uno sparo.
-
In sintesi, ho voluto riportare alcune brevi note che si evincono dalle informazioni mass mediali riguardo l'infibulazione. Perché è, a dir poco, sbalorditiva l'esistenza di culture che praticano riti tanto barbarici, ancora oggi, ai nostri giorni:
"Il taglio è fatto senza nessuna precauzione anestetica o disinfettante, l’incisione è compiuta con una lama di coltello, un paio di forbici, un pezzo di vetro affilato, o una scheggia di metallo. Le gravi ferite sono suturate con fili di seta o spine di acacia. Per cicatrizzare le ferite si usano delle sostanze naturali, come miscugli di erbe o delle ceneri che provocano delle infezioni anche mortali.
Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatriziale e reso poco elastico a causa delle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l'infibulazione, inoltre, è frequente la rottura dell'utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino".
La campagna di informazione comunque non è mai troppa e ci auguriamo che quelle percentuali così crudelmente alte si abbassino (io direi, possano invece scomparire del tutto, con un'azione mirata e incisiva da parte di tutte le politiche internazionali del mondo; al fine di civilizzare i paesi menzionati più sopra nella nota d'autore) a favore di una donna libera di essere donna".
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Anna Maria Scamarda
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