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Amore 25 agosto 2014 · lettura 2 min · 2935 letture

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Violeta C 171 poesie pubblicate
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Luna che raminga porgi la tua guancia desta sulle mie mani, uccidi il desiderio di fuggire da questo letto di spine e dal suo porgermi cemento di emozioni! Gladiatore cuore che batte per un guerriero ricordo ostento questo sorso di dolore mentre piego a terra il mio ginocchio, di guerriera ferita, al destino. Armeggiare il vento facile scomessa di fronte al respiro con ribelli ricordi. Dimenticare la caduta delle foglie in autunno quando germogli piegano i rami dell'inquietudine sopra le verità e muovono una sottile circostanza nella pausa di uno scatto. Angolo torbido che con voce rotta follemente solleva tumulto interiore quando lì, lontano, i pensieri mormorano il tuo nome. Avesse avuto un letto di vita il nostro sguardo anche quelle ombre avrebbero parlato. Aspro questo lottare per conquistare il volto del tuo ritorno. La mia arma è il grido dell'intelligenza, il mio scudo l'emigrante sensibilità dei sensi per un soffio di dignità. Una fermata non prevista segue un attonito silenzio come sfuggente eco. Restano immobili i momenti che svolazzanti preludono la tua scelta. Nulla ormai può fermare l'ambiguo sussurro del tuo frugarmi dentro.
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L'autore
Violeta C

La poesia è un’intima amica alla quale confidare ed affidare la mia anima. Vivo a L’Aquila dal 1994. Ho 2 figli adolescenti e lavoro come insegnante di sostegno. La passione per la poesia si è rivelata in seguito ad un tragico evento accaduto alcuni anni fa a L’Aquila: il terremoto dell’Aprile 2009. Ho iniziato a scr

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Commenti (1)

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Riccardo Ruschetti26 agosto 2014

Ogni processo di allontanamento comporta dilaniamenti... l'anima sventola brandelli di luce e quel nome risuona come una campana a notte fonda squarciando ogni angolo remoto del nostro essere. L'autrice in questi versi abbraccia ogni rintocco di quella campana... quasi a voler esorcizzare il dolore per non voler piegare la propria dignità di donna. Così facendo nasce una visione mixata di certezza e consapevolezza dove l'amaro calice viene orgogliosamente bevuto fino in fondo... a testa alta.