Ad armi impari
Non potevo cercarti
oltre quella dimensione
muta dell’esistere
ostaggio di tagliatori di gola
imbottito di desideri
che non potevi frenare
urtavi contro muri
che non sapevo raggiungere
nulla ti spaventava
se non l’assenza di veleni
mi limitavo a spolverarti la giacca
qualche volta la lingua
o il respiro troppo corto
Mi limitavo a far finta di non capire
che non potevo guidare di notte
senza fari, abbaglianti
e neanche luci di posizione
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Commenti (1)
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Enrico Baiocchi2 settembre 2014
Una lirica piena di dolore, la consapevolezza di non aver potuto dare quell'aiuto che si avrebbe voluto, l'impossibilità di illuminare una strada per evitare quei muri dove s'infrangeva la speranza. Tra la tristezza si fa strada la rabbia, e poi, la rassegnazione.
