Settecani (verde come la morte)
Nel mio andare, andando dove
volgo frenetico sotto un semaforo
per quel basso raggio serro le palpebre,
nel minuto che rosso intorno
c'è un filo inquietante e macabro
i due galanti nell'autoradio
suonano un requiem sudato e sporco
un romanzo vero
la ragazza sulla fiat porpora
arriccia la ciocca bionda
con occhi lontani non vede oltre la sera
e al prossimo incrocio quella mietitrebbia
è dolce un po'stanca la discesa
dei gradini d'un vecchio buono
che stringe forti le fumanti pizze
come un figlio mai avuto, da portare all'amata,
sul sofà ritroverà per sempre addormentata
una sigaretta accesa sulla destra
spenta nel pugno dell'altra
sulla strada come a vent'anni,
venti passati nell'atrio d'un bar
un gratta e vinci, un'altra domenica sera
la luna bislacca una lama appoggiata sui polsi
e da un filo chiaro dell'iride
riflette il retrovisore la famiglia felice
che canta un settembre indietro nei filari
tra un pino profumato
e uno spazzavetri impazzito,
una busta con gli esiti sul cruscotto
chiusa forse ancora per poco
ora è verde come la morte
dietro una fantasia, questa calligrafia
che vorrei solo immaginare
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