Le ambiguità di marzo
Pier Giorgio Cadeddu
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Piove sopra le ambiguità di marzo
Una pioggia leggera, frivola, quasi oscena
Si sparge in luce nei vapori di città
Un acqua limpida che stupisce e affanna il cuore e le mani.
Beffardo messaggio di prossimi tepori,
infida e letale per i tuoi caldi umori;
Quanto di meglio possa dare al tempo
una città di cartone;
la vita soffia via, le sue piume e ruote di colori
piccolo moulin rouge per profani,
forma sui vetri i sogni e schizzi in bianco e nero;
le pietre lucide brillano dei nuovi umori e canzoni,
come sguardo lascivo ti scivola addosso
l'Ipocrisia dell’inverno;
se mi fossi vestito d’abitudine
ora sarei attento a non sprecare la pioggia
ma non posso lasciare un addio senza risposta,
da qualche tempo manco al mio passato,
dal tuo silenzio non son tornato ancora indietro;
come alfabeto di lettura lenta,
tra pozzanghere e spruzzi
guardo le insegne
e ballo il mio tango di periferia urbana
sotto un ombrello nero e la tua incomprensione.
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Pier Giorgio Cadeddu
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