Parlavo con me stessa
Mirela Stillitano
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E tu,
cosa nascondi in quegli occhi?
Chi vorresti incantare con la poesia?
È prerogativa dei matti giocare con i versi
dare ad ogni senso una rima
intrecciando la corteccia e l'edera
di ogni dolore, denudato della gioia.
Canti, canti e tutto stona
e pretendi di cambiare qualcosa
con una melodia debole?
Urla più forte, che sia una sillaba tonante,
una virgola incandescente,
un punto senza una fine.
E matta diventerai anche tu, a rifletterti
nelle acque limpide dei savi,
purificandoti della normalità,
aspirando a credere
che un sogno non si sciolga
come neve con un misero calore.
La maestria di un artigiano
a forgiare parole,
nessuna buona a garantirti amore,
se non sorsi di nuvole...
dove abita la tua mente,
sposa sgualcita e tradita dal cuore?
E con quella bocca cosa vorresti dire?
Dei fallimenti non taci
le delusioni enumeri con orgoglio,
rendi ancora vergine di verità
la gola che strozza
quello che non sai inventare,
bagnando cento volte il foglio
di umiltà.
Occhi e bocca traboccanti
di incanti e misteri mai svelati
stupidi e falliti nel gioco della vita,
tacete,
è una follia, struggersi di poesia!
E tu, anima che ti spegni e
e non mostri orgoglio
a chi ti disprezza, stai nascosta
dietro questo immobile volto
che cela insondabile tristezza,
non attendere risposta,
parlavo con me stessa
e non me ne sono accorta.
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Mirela Stillitano
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