Disperatamente ad ovest
Matilde Marcuzzo
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Se avessi vissuto con me
questa morte flettente anagrammi,
se anche tu fossi stato qui a vivere di insulti,
quando il cranio del mondo sibilava amori mascherati,
sarei stata felice di guardare
la tua espressione in sacrificio.
Avresti provato per una volta anche tu,
il sapore di questo fetore preso
a cucchiaio d’argento e mescolato al niente,
ai contorni del mio pranzo innocente.
Se tu avessi compreso che la mia sagoma
evapora al sole come una bottiglia
stappata nel saloon senza amici,
se tu avessi preso le mie parole dagli occhi muti,
come mandorle tostate, per farne ghirlande
di lontananze che non han mai
avuto ragione di partire,
io avrei scusato la folle negligenza dell’assurdo
che ha essiccato la mia fiducia come mallo
di una noce abbandonata.
Io avrei per certo congedato le mie paure
a ridosso del tuo mostrarti amante mesto,
ora che invece sei triste, di là, sul divano dell’inezia,
col tuo pugnale lordo di ore spaccate, di sollazzi
e profumi di donne che abitano copiose il fiume
che mi traversò senza appesantirmi oltre i panni bui,
ora che non mi ami più di quando
la tua bocca mi toccava,
io potrei anche dirti perdonati e piangimi,
sparami un colpo o vienimi vicino,
parlami e biasimami se ti ho allontanato
con isterismi e spettri.
Una donna sa essere il mostro di se stessa
quando ha paura, tu non lo sai;
vieni dunque, voltati, perché nel tempo
che ti ho amato,
io l’ho fatto con la carne,
con lo spirito di chi lancia il suo grido
arso nel deserto,
disperatamente,
senza mura sulle quali rimbalzare,
ma perso nelle sabbie di dune infinite,
che prive di marea, non mutano le sembianze.
Disperatamente amami,
qui o all’inferno, cosa importa?
©
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L'autore
Matilde Marcuzzo
Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric
Commenti (1)
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Cristiano De Marchi11 aprile 2015
Fantastica è il mio commento... Una poesia che possiede un'energia infinita, che rievoca nell'immaginario scene di un fantastico film di Sergio Leone. L'immagine si ferma sul cartattere e la figura femminile capace di trasformarsi in mostro di se stessa quando ha paura... scena epocale di una donna che con una spiatata passione vuol essere amata... qui o all'inferno! Sublime lettura.

