Tu che mai taci
elena rapisa
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Non ti zittire poesia che armi la mano e il cuore
e quale voce concepita da un tormento
ribolli e fremi in petto ancor prima di uscire allo scoperto
Segui contorte vie e imprimi al polso il moto
che travolge e asserva,
mentre procedi estraendo dal percepito
umore e tinta
Sei preghiera e pianto a volte riso,
ma sempre esprimi quel che sovente
il labbro tace.
Onda di un mare che non trova pace
fra le sue tante voci in alternante moto
pur nella bonaccia canti,
lasciando sulla rena scheletri di sogni
Miseri versi affollano fogli annerendoli
con ricordi di amori spesso morti,
monologhi arrossati dal sangue che li verga
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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