Il barzellettaro
Più che un falegname era un artista!
però, nel faticare, non stakanovista.
Poco il tempo in falegnameria,
molto più quello in osteria.
Aveva un pregio poco usuale:
di barzellettaro eccezionale.
Da dove attingesse quel raccontare,
era segreto da non palesare.
Per me era questione di grande memoria,
fervida mente, sciolta oratoria.
Era sua mimica sì trasparente
che capivi già ciò ch'aveva in mente.
Dava il massimo d'interpretazione
dopo un'abbondante libagione.
Quand'era al culmine la fantasia,
le sue barzellette eran poesia.
Se il suo dire era "sporcaccione",
lo mitigava con fare sornione.
Sapeva render meno "crudo" l'accento
e far faceto, così, l'argomento.
Per ore ed ore, senza sostare
(se non costretto la gola a bagnare),
faceva si che la povera gente
passasse la sera un po' divertente.
🌐
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano30 settembre 2014
Ci sono (c'erano?) persone che, come quella tratteggiata abilmente dal poeta, sembrano nate per raccontare barzellette, indipendentemente dal mestiere che fanno, risollevando l'umore di chi ascolta. Ricordo che, da militare, fui invitato con un altro soldato una sera a cena da un dipendente civile nelle campagne di Civitavecchia. C'era anche un colonnello veneto di una certa età, che tenne tutti in sospeso per mezz'ora raccontandoci una storia apparentemente vera e triste (di una signora che aveva perso una valigia e che doveva assolutamente ritrovare) . La sua arte fu quella di aspettare che qualcuno (come accadde) facesse la domanda "Ma cosa c'era di tanto importante nella valigia? ", per consentirgli di dire una comunissima parolaccia.