Lamento alla luna
elena rapisa
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Schiudi lo scaltro occhio luna e accogli
la danza gitana, il suo incedere di cobra
che in scatti cadenzati
si erge quasi pianto, quasi fuggiasco grido.
La notte sedotta va aprendo intime labbra,
le spine si smussano e a lei s'aprono cuori
vinti da sortilegi.
Scossa è la terra al battito ossessivo di mani
in dialogo noto
e dita coniugano amore e morte adulando chitarre.
Indugia, col fugace raggio prodigo simbolo
delle notti andaluse,
sazia di luce le inermi anime in fuga.
Il vento più non vaga tra ulivi
e bianchi puledri scalpitano tra l'ombre
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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