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Riflessioni 30 settembre 2014 · lettura 2 min · 764 letture

Così cantò Ulisse

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Mephistopheles 15 poesie pubblicate
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Pioggia sui tetti aguzzi, Vento che ulula odi, Invocano a esodi Infiniti il mio pensar Sordi e funesti scrósci Su la terra sfolgoranti Fan lungi nel ciel lampanti La mia mente elettrizzar Dai densi vetri lo spirto Va cavalcando il vento Nel ciel d'un tetro argento Che il mondo ei vuol domar Ma certe ombre ombrose Celate in ne la bruma Ove sguardo si frantuma Fan l'ardore sfumeggiar E piange come il cielo Quando tutto par velato Il segreto mai svelato Di nostra oh Vita mortar; Batte forte il mio cuore Quando l'ultimo sole Orizzonte cupo duole E L'ombra fa rischiarar Vien la quiete dopo la tempesta, il sol ridente, con quel suo calor caliente dolci brividi, fa provar. E le acquee argentee imitando quella luce che il ciel nel dì conduce, or il sol fan rispecchiar. E alcun pensier mi sovvien se miro l'orizzonte, Or non è più quella fonte del tanto duro rimestar Finita è la tempesta, finita è la mia guerra, e torno a quella terra, che tanto ha di familiar. Ma da uomo e per l'uomo ancora bramo qualcosa in Quest'ora tediosa Io rimpiango lo sciagurar Una nostalgia ardente mi rimembra e mi strugge, è la voce che mi rugge di ritornar a risognar È sì brusca la natura! Che queste mie pensierose Parole, come le rose, Si disfano al tempestar Che quasi io spaurisco Quando tutto par finito E ben oltre l'infinito Va correndo il mio pensar!
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