SL. C. (Stress lavoro correlato)
Gli schiamazzi e le troppe voci
le mani sempre sporche di gesso,
appelli, contrappelli, scartoffie e compiti
scarabocchi, suoni di campanelle
matite rosse e blu
battibecchi per un quattro,
verbali, ceralacca, progetti
scalpitio di scarponcini per le scale
corridoi lunghi e fetidi
gomme americane sotto i banchi
porte sgangherate e aule fredde
bagni odoranti di spinelli e tabacco
sedie traballanti e luci al neon
uno sguardo all’orologio
e la fuga con il bavero alzato
a testa china e senza un sorriso
più di trent’anni consumati sradicando
radici da terra amara e putrefatta
in un turbinio di perfetta agonia
ripetere fino all’esasperazione
il detto, il ridetto, lo stradetto.
fingere di morire o di vivere convalescente
farsi bastare le pasticche
deglutite per sopravvivenza
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano5 ottobre 2014
Sembra quasi di leggere una pagina (XLIX) dell'"Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam, quella in cui il saggio Olandese scrive: "[ Gli insegnanti ], sempre affamati, sempre sporchi, se ne stanno nelle loro scuole, e le ho chiamate scuole, ma avrei dovuto dire luoghi dove si lavora come schiavi, camere di tortura; fra turbe di ragazzi invecchiano nella fatica; assordati dagli schiamazzi, imputridiscono nel puzzo e nel sudiciume (...) Mentre ficcano in testa ai ragazzi madornali sciocchezze (...), non ostentano sprezzante superiorità? (...) "