Malinconica veglia

Ergono tra picchi e dirupi
ombre già quatte
ai pensieri
pressano bieche e foriere
squarciando del sogno il velo...
trema la veglia notturna
con urlo di ambascia irrompe
ripida fino alla cima,
come una lastra incombe...
incubo che ancor ritorna.
Edera che avvinghia al muro,
erto di spine e aguzzi
e privo di ogni appigli...
sibilo di ali oscure,
cupo il presagio plana
con rostri già pronti e e artigli.
...S'alza il vento in sordina
corre e impazzando sferza,
spazia tra forre e abissi
e con lugubre canto pressa.
Trepido è lo sguardo al cielo
ma brancola tra fitte brume,
vago balena il traguardo
oltre quel velo stende
ed esausto si perde sulle vaghe cime...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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