Bar Sport
Carlo Brogi
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Oh, è solo un’insegna luminosa.
Bar Sport.
Da dietro le tendine della sala
rossore vago che fende la nebbia,
nella piazza deserta, per un’ultima
notte.
Una luce tra le tante, domattina
verrà rimossa, come quando
finiscono le feste
di natale.
Sarà stagione nuova - ecco arrivano
i colori neutri del futuro -
l’umanità ha bisogno di guardare
avanti con febbrile intraprendenza.
La nostalgia del cuore mi avviluppa
nell’aroma di un caffè.
Il fumo si attorciglia su se stesso,
portando via l’intreccio delle storie
gravide d’emozioni, e al vento le parole,
coi racconti di gioie e di dolori
consumati al di là della saracinesca,
dinanzi ad un bancone color legno.
L’animo geme gonfio, fatto certo
che l’uomo sempre vive, che lo sappia
o meno, in cerca di una sosta
alla battaglia
in cui qualcuno porga al viso stanco
il sorso di un sorriso.
L’inferno immobile è una piazza spoglia
senza l’insegna accesa
del suo bar.
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Carlo Brogi
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