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Famiglia 9 ottobre 2014 · lettura 2 min · 943 letture

Sogno dei "cenci"in un giorno di festa

e
ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Ho domandato a mamma a mezzogiorno se mi friggeva i “cenci” a fine pasto, lei m'ha risposto: “Certo, oggi è una festa, ora preparo subito l'impasto.” La sorella ha battuto a me le mani: “Bravo” m'ha detto” li volevo anch'io e ci pensavo proprio da stamani, son buoni caldi, usciti di padella”. La zia s'è messa ad aiutar la mamma, la nonna, assai severa, scuote testa “Si contentano troppo oggi i ragazzi dandola vinta solo perché è festa.” Si siede tutti al tavolo imbandito, dalla finestra entra a fiotti il sole e l'odore dei “cenci” si confonde con il profumo intenso di viole. Siamo proprio felici in allegria e sembra non turbarci alcun problema, provo stanchezza che mi porta via e m'addormento proprio sulla sedia. Mi sveglio d'improvviso. Sono solo e un piatto con gli avanzi è a me davanti, non vedo nessun altro commensale, sono spariti tutti, tutti quanti. La coscienza mi torna e prendo atto che ho sognato un mio tempo lieto assai nella casa in campagna del paese dove io non potrò tornare mai. Di quei del sogno non c'è più nessuno, eppure il sogno com'è apparso vero! Ciascuno se n'è andato, ed i miei sogni sono finiti anch'essi al cimitero.
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In Toscana vengono chiamati “cenci” delle strisce dentellate preparate da un impasto di farina, uova e altro e fritte in olio d'oliva.

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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (1)

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alias Marina Pacifici9 ottobre 2014

Struggente ed armoniosa poesia di una dolcezza pascoliana che sembra riecheggiare "Romagna" del grande Maestro. Un' acuta nostalgia del tempo andato e di perduti affetti familiari si confonde con il profumo di viole che pervade il convivio di un giorno di festa. E soltanto in Poesia l'Autore potrà ricongiungersi con i cari ormai trapassati e tornare nella perduta casa in campagna. "Ma da quel nido rondini tardive- tutti tutti migrammo un giorno nero- io la mia patria or è dove si vive- gli altri son poco lungi in cimitero". Una lirica questa che vola somma sulle ali della Poesia.