Er cardo
Era d’agosto e er sole prepotente
scardava l’aria da prènne n’accidente,
nun c’era n’ombra, un’afa che attanaja,
ne’ un filo d’aria pe’ fa’ mòve na’ paja.
N’arsura me bruciava nella gola
e trovà l’acqua era na’ cosa sola.
D’accosto c’era er bar de’ sora Nina,
na’ bella donna un poco birichina.
Entro e chiedo l’acqua a sta’ bella moresca;
me la dà carda e dico: a sora Nina! me dà la fresca.
Se guarda in giro e poi scòte la testa:
so’ trenta sacchi! e poi... s’arza la vesta.
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