E poi venne il giorno
fausto di pasquale
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E poi venne il giorno
delle fitte nebbie,
delle ferite profonde
di un cuore agonizzante.
E poi venne la luce
nei fari spenti della notte,
dei graffi sulla pelle
da unghie come lame taglienti.
E poi venne un fulmine
nel sereno della sera che
bruciato ha tutti i ricordi,
tutti quegli attimi che
non conoscono le lancette
di un tempo andato.
E poi venne il diluvio
da quegli occhi e il lento
defluire in un mare sconosciuto
dove il profondo si perde
in un’altra vita.
E poi venne la solitudine
del cuore e delle labbra
che mute, in una stanza
rimasta vuota,
chiedono sempre di te.
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fausto di pasquale
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