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Cronaca 20 ottobre 2014 · lettura 1 min · 2265 letture

Titanic

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Cade sul ponte, un orecchino d'argento, si destan di scatto, impauriti, i gabbiani, cade un bicchiere e ne scontra altri cento, treman sudate, nei guanti, le mani. E par quasi un nulla, un istante, un sussulto, e presto nel cuore, si infila un pugnale, non dando parola, ne frase, o singulto, lasciando il gigante, ferito, annegare. Il tempo si ferma, sul mar color tomba, la luna e le stelle, si fanno appuntite, poi s'odono grida, com'echi di tromba, tra l'onde voraci, di fame impazzite. E poi viene il freddo, a dar sepoltura, all'ultimi fior non ancora appassiti, rimbocca il cuscino e il lenzuolo, con cura, per dar nuovo giaciglio ai gabbiani sfiniti.
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È la notte del 14 aprile 1912, e si consuma una delle più grandi tragedie che il mare abbia mai conosciuto.

L'autore
Davide Ghiorsi
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Commenti (1)

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Annamaria Gennaioli20 ottobre 2014

Una tragedia che questa poesia ricorda benissimo, ne risalta la drammaticità con un gran tocco di classe ed eleganza nei versi... Mi è piaciuta tantissimo, oltre percepire quell'orrore provato allora da chi ha subito la tragedia...