Vecchi Circoli Contadini
Facce tagliate dal gelo
e rughe dune d'appostamento
barbe a stoppie di grano
minacciate da sigarette a falò
e occhi socchiusi in sfida al fumo
intorno a tavoli zebrati dal nero
di suole domate al consumo
con chiodi a testa di ceci
(punizione al riposo sconfinato nell'ozio)
che sul selciato raspavano il tempo
lubrificato da vino sgorgante
da verdi bottiglie impagliate
a celare vuoto imminente
Tra vibranti mani a tenaglia
carte da gioco così consumate
parevano pezze arlecchino
sorteggiate a rattoppi festivi
e vene ingrossate filo strappato
Ogni tanto uno sputo annerito
calpestato a mezzo giro di scarpa
un po' ad occultarlo e un po' a porlo
baro destino schiacciato
Al passaggio di qualche ragazza
con gonna poco ligia all'occulto
sguardi roventi all'idillio
e grugni ai pensieri al peccato
La campana scandiva le ore
e qualcuno con tre dita uncinate
sollevava il cappello al solito punto
cerato di unto e sudore
a conferma di sintonia ai giri dell'ombra
Qualche bestemmia, tuono al sereno
e ombrello mimiche a sfida,
un pugno sul tavolo, gong al contegno
e un sussurro ovattato a dare
della puttana a una carta
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Commenti (1)
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Azar Rudif20 ottobre 2014
Eccezionale rappresentazione degna di un quadro del realismo o delle opere di Millet sulla vita contadina.
