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Ribellione 23 ottobre 2014 · lettura 2 min · 860 letture

Fuga in casa mia

Matilde Marcuzzo 130 poesie pubblicate
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Siamo soli, morenti, la speme è ghiacciata; sopravvivere, cercare coraggio nelle tasche per non perdere fiato, tra la amara voragine dell'abbandono. Sbircio il cielo sempre uguale, senza nubi, non mi alzo perché non porta nessuna novità, ma accendo l'ultimo cero, spargo le poche cose rimaste per cibarmi, e con la sigaretta lenta, perdo saliva e aspirazioni epiche di una volta, mi sfioro il ventre troppo dolente supplicando me stessa che sopraggiunga, prima o poi, il menarca della salvezza. E sono sbarre, queste mie ossa che ostacolano la fuga, ragnatele, questi miei pianti che ostacolano l’oblio del mio malessere, sublime voce pulsa in aria, nell’idea statica di questa assenza, muta come un insetto che ha fame in un fiore rosso come le labbra che non assaporo più. Vedo solo altre facce, altre bocche, e le loro espressioni tendono il vissuto sulla strada di tutti, la quale, a sua volta, lancia all'interno un mesto chiacchiericcio con l'ausilio delle luci del vecchio borgo. Ma, tra il pino e la steppa della brughiera, il tetto è il mio scudo, protegge l’esistenza del legionario quieto vivere. Ecco, il vento ulula tra le fessure, lo sento. Io sento un lamento con soffi di grappa che emana torpore nell’eco del vento. La pioggia batte le sue percussioni sulle tegole, sono chiusa dentro e il tetto è il mio lucchetto. Un pensiero unito al centro della camera ermetica, dove i cuori parlano seduti a tavola, tra un pezzo di pane e un goccio di vino benedetti, sembra ripercuotersi fuori, tra gli angoli aperti come ferite, tra i monti bianchi e vecchi come barbe incolte senza più carezze, come l'illusione vana del tempo che mangia assieme a me il tuo ritorno.
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Immagine dal web: Johann S. Bach: Die Kunst der Fuge – Keller Quartett (ECM New Series 1652) - Dalla mia raccolta poetica LA LUCE DELL'OMBRA, 2014, (c)

L'autore
Matilde Marcuzzo

Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric

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Commenti (3)

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Elle L23 ottobre 2014

in quest'era glaciale di vuoti, di mancanze, di bisogni lasciati a metà, di sogni spezzati nonostante la fatica e l'impegno, nonostante le corse e gli affanni, quante dietro i muri di casa e quante sotto questi tetti di stelle, quante battaglie per difendere le nostre amate "fortezze". Ribelliamoci e alla staticità portiamo vento, scuotiamo le coscienze, facciamo rumore, detergiamo la vita e tocchiamo quei visi, riprendiamoci l'attenzione, riprendiamo l'intero di un cuore.

Catia Dinoni24 ottobre 2014

Un certezza: non è un testo che si può leggere in " toccata e fuga ", anzi da leggere e rileggere, personalmente trovo sia una poesia di pregio, scritto con l'impeto di una mano in stato febbrile, grande capacità di esprimersi, e questo emerge dal fatto che mantiene un bel ritmo dall'inizio alla fine, tenendo incollato il lettore, denota forza, una ribellione che si fa scudo per proteggersi da tutto ciò che circonda e ferisce, emerge la sensazione del volersi estraniare dai temporali che si abbattono addosso... in attesa del momento propizio per rompere quel lucchetto e spalancare gli occhi su nuove aspettative. Poesia degna di nota, Autrice di notevole talento, complimenti.

Massimiliano Moresco24 ottobre 2014

E sono sbarre, queste mie ossa che ostacolano la fuga, ragnatele, questi miei pianti che ostacolano l’oblio del mio malessere, sublime voce pulsa in aria, nell’idea statica di questa assenza, muta come un insetto che ha famein un fiore rosso come le labbra che non assaporo più...trovo la poesia ma soprattutto questa strofa una sintesi di stile e pathos. Poesia che ha un "suono" musicale che invita alla lettura.